Antonio Bernardo Fraddosiohome.html
Il selezionatore
L’operaopera_2.html
Biennale di Venezia 2011opera.html
L’artistaartista.html
GalleriaGalleria_Home.html
ContattiContatti.html
Archivio EventiArchivio.html
La Biennaleopera_2.html
 

Predrag Matvejević è nato a Mostar (Bosnia-Erzegovina) da padre russo e madre croata.


Ha insegnato letteratura francese all'università di Zagabria, letterature comparate alla Sorbona di Parigi ed è stato ordinario di slavistica all'Università la Sapienza di Roma e al College de France.


Tra le sue opere:

  1. Pour une poétique de l'événement (1979),

  2. L'epistolario dell'altra Europa (1992),

  3. Il Mediterraneo e l'Europa. Lezioni al Collège de France (1998),

  4. I signori della guerra (1999),

  5. Breviario Mediterraneo (2004),

  6. L'altra Venezia (2003- Premio Strega Europeo 2003), riedito in una nuova versione dal titolo Venezia minima (2009),

  7. Mondo ex e tempo del dopo (2006)

  8. Pane nostro (2010).

Pedrag Matvejević presenta l’opera di Fraddosio


Bandiera nera dentro una gabbia sospesa è un oggetto

di straordinaria potenza evocativa e simbolica.


Meriterebbe di diventare l’emblema di una rassegna

che rappresenta uno sforzo inaudito di imporre il senso, l’imprescindibilità dell’arte, in un tempo e in una società che sembra invece rifiutarla”.


Predrag Matvejević

Presentazione completa

Premetto che sono allo stesso tempo felice e sorpreso di poter proporre Antonio Bernardo Fraddosio alla Biennale di Venezia 2011: felice perché egli indubbiamente lo merita, sorpreso perché la carica di novità che egli apporta non sarebbe certamente piaciuta ad alcuni componenti di giurie che ho avuto occasione di conoscere…


Ma tutto mi si è chiarito quando ho visto il nome di Vittorio Sgarbi alla testa di coloro che devono decidere. Ho avuto il piacere di conoscere l’anticonformismo di questo critico d’arte e saggista, i suoi comportamenti e atteggiamenti che, così spesso, si distinguevano profondamente dalle prese di posizione banali e ordinarie dei suoi colleghi. E’ abbastanza singolare che, trovandomi per quattordici anni “fra asilo ed esilio” in Italia, io abbia conosciuto Fraddosio dapprima sulla scena teatrale: al Festival dei Due Mondi di Spoleto, dove aveva creato le scene per il dramma “L’odore” (interpretato da Enrico Lo Verso), e in seguito, facendo delle ricerche sul pane delle isole, per un libro sul “Pane nostro”, ho avuto l’occasione di vedere la scenografia che Fraddosio aveva realizzato al Teatro di Messina per un dramma intitolato “Agata” (da cui poi l’illustre regista polacco Zanussi ha tratto la sceneggiatura per il suo film “Il sole nero”, girato in Italia, e  interpretato da Valeria Golino): in entrambi i casi, gli spazi e i volumi dove dovevano muoversi i personaggi sembravano essere destinati agli oggetti.


E’ solo più tardi che ho avuto occasione di vedere anche le sculture mobili che la scenografia non faceva che suggerire al fine di dare più spazio agli attori. Non riuscivo immediatamente a “catalogare” questi straordinari oggetti, anche se mi rendevo conto della loro specificità artistica, vale a dire poetica. Una prima interpretazione che ho subito abbandonato mi spingeva dapprima verso Jean (Hans) Arp e il suo “Berger des nuages”, che si erge dritto, in una posizione sarcastica, poco confortevole. Ho introdotto, così, una comparazione con una sorta di “art brut” che fu, fino a tempi recenti, di moda.


Ma l’originalità di questo scultore, pittore,  disegnatore e poeta – è tutto ciò contemporaneamente – non si lascia ridurre a facili analogie né costringere dentro abituali categorie. L’originalità non è garantita in anticipo, né nell’opera e neppure nel nostro approccio a essa. La mia modesta partecipazione (in quanto “mediterraneista”) alla preparazione della mostra intitolata “Baltico-Mediterraneo, Italia e Finlandia a confronto”, mi ha consentito una lettura più ordinata delle composizioni di Fraddosio. Le sue “Tensioni e Torsioni”, vere “compressioni esplosive”, trasformano nello stesso tempo la forma e il contenuto, se è permesso dividere queste due cose, qui unite in, e da, una strana “materia del tempo”. Entrano in gioco le varietà o le qualità dei materiali di cui l’artista si serve: ferro, legno, tela, forse pure certe specie di catrame, di carbone o cemento, di gesso anche, e di Dio sa che altro ancora…


L’opera che segnalo, per la sua esposizione nell’ambito della mostra veneziana, è la più recente di Fraddosio: “Bandiera nera dentro una gabbia sospesa”. Una struttura curvilinea, realizzata con i materiali cari all’artista, legno, cartongesso, catrame, imprigionata dentro una struttura di metallo arrugginito. E’ un oggetto di straordinaria potenza evocativa e simbolica, che meriterebbe di diventare l’emblema di una rassegna che rappresenta uno sforzo inaudito di imporre il senso, l’imprescindibilità, dell’arte, in un tempo e in una società che sembra invece rifiutarla. 


Io auguro a Fraddosio di trasmettere la sua energia ai visitatori della rassegna veneziana.

Auguro alla Biennale di essere un mediatore, come questa città sapeva fare spesso quando ne aveva occasione.

Venezia è capace di generare dal suo intimo forze nascoste o dimenticate, di trasmetterle a « L’altra Venezia » che spesso le attendeva invano. L’Arsenale si trova a fianco, nel cuore stesso della Biennale o nelle sue immediate vicinanze. Le porte di questo grande atelier internazionale dovranno spalancarsi. Queste righe le accompagnano con le nostre nostalgie, affatto dimenticando i rimpianti.



Predrag Matvejevic’